Josse Bailly (Chêne-Bougeries, 1977) è un pittore e disegnatore attivo sulla scena alternativa ginevrina, così come nei circuiti più ufficiali dell’arte contemporanea. Ha iniziato la sua pratica come artista autodidatta negli squat di Ginevra, prima di intraprendere un corso accademico alla HEAD dal 2007 al 2012. Il suo lavoro è stato esposto in varie istituzioni e centri d’arte in Svizzera e all’estero. Vincitore di diversi premi (il Premio nazionale svizzero nel 2010, il New Heads BNP Paribas Prize nel 2012 e lo Swiss Art Award nel 2013), ha pubblicato i suoi lavori in cataloghi collettivi come Voici un dessin suisse (JRP Ringier, 2010), così come in forma di libri d’artista pubblicati da Nieves. Ha anche prodotto tre “zines” con la casa editrice INNA.

Il suo lavoro fa parte della “Bad Painting”, uno stile di arte figurativa emerso negli Stati Uniti negli anni ’70 come reazione all’arte intellettuale minimalista e concettuale. Prende in prestito elementi dall’arte di strada come i graffiti e i manifesti. Come sottolinea Marcia Tucker, fondatrice del New Museum di New York nel 1977 e organizzatrice della mostra Bad Painting nel 1978, questo stile è caratterizzato dalla distorsione della figura e dalla fusione di riferimenti storici, provenienti dalla controcultura, spesso con contenuti fantastici e irriverenti. Rifiutando le convenzioni artistiche, Bad Painting se ne fa beffe, non esitando a superare i confini del “buon gusto”.

Un’ispirazione eclettica

Josse Bailly si ispira alla cultura popolare, pubblicitaria e urbana. Il mondo della musica è molto presente, sotto forma di ritratti (Neil Young, Joey Ramone…), formati che riproducono quello delle copertine degli LP e un insieme di motivi caratteristici dell’estetica hard rock e heavy metal degli anni 1960-1970: motociclette, capelli lunghi, baffi a coccodrillo, jeans stretti, giacche di pelle e occhiali da sole Ray-Ban. Il repertorio di Bailly prende in prestito anche dal cinema e dai media, con Jim Jarmusch, Tom Cruise, Bob Odenkirk, l’attore reso popolare dalla serie Better Call Saul, e il re Abdullah bin Abdelaziz Al Saud.

L’artista reinterpreta anche la storia dell’arte senza complessi, come nel suo disegno Mezze, che riprende il ritratto di Federico de Montefeltro di Piero della Francesca, nella sua versione della Pesca miracolosa di Konrad Witz o in A Walsh Field, dove le mucche prendono la forma di motivi tipici dell’arte del minimalista Dan Walsh. Il trattamento disinibito di Josse Bailly dei suoi riferimenti mostra un umorismo a volte giocoso: i bastoncini di pesce impanati in Fishsticks, le ceramiche personificate in Vases o le marmotte calviniste nel disegno omonimo.

Cattiva pittura? Bei disegni!

Nel 2018, Josse Bailly ha donato 87 disegni, due quaderni di schizzi e un libro d’artista al MAH, arricchendo sostanzialmente la collezione contemporanea dell’istituzione. Il suo lavoro è stato a lungo riconosciuto e apprezzato al MAH e ha suscitato un interesse crescente dall’inizio degli anni 2010. Prodotte tra il 2004 e il 2018, queste opere sono state accuratamente selezionate dal loro autore per mostrare la gamma di soggetti e mezzi che ha esplorato dall’inizio della sua carriera. Per lo più realizzati su carta e cartone, dai fogli di quaderno A4 ai grandi formati, i suoi lavori testimoniano la sconfinata curiosità tecnica dell’artista: matita, penna a sfera, pennarello, pastello a olio, gouache, acquerello, acrilico o inchiostro di china. Il suo libro d’artista intitolato Wir nehmen das Tiertaxi (2017) è stato prodotto da gennaio a giugno 2016, durante la sua residenza nello studio di Berlino messo a disposizione dal Fonds cantonal d’art contemporain de l’État de Genève.

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