Sotto il segno della passione d’amore…
14 settembre 2021 – scritto da Corinne Borel

Numerosi miti greci raccontano le avventure galanti di Zeus, che fu costretto ad assumere le apparenze più diverse per ingannare la vigilanza di sua moglie Era, tanto gelosa quanto vendicativa. Tra le sue numerose conquiste, il nome di Leda è rimasto famoso. La versione più conosciuta della leggenda racconta che questa figlia del re di Etolia era sposata con Tyndare, che si era rifugiato alla corte di suo padre dopo essere stato estromesso dal trono di Sparta. Il re dell’Olimpo si innamorò della principessa mentre faceva il bagno nel fiume Eurotas e si trasformò in un cigno per sedurla. Secondo un’altra tradizione, il dio chiese l’aiuto di Afrodite per raggiungere i suoi scopi: trasformandosi in un’aquila, ella finse di inseguire il cigno, che l’imprudente Leda nascose rapidamente sotto le sue vesti


Tra i molti sotterfugi utilizzati dal dio volubile, la sua metamorfosi in cigno – più facile da rappresentare della nuvola che avvolge la bella Io, più suggestiva della pioggia dorata che copre Danae o del toro bianco che rapisce la principessa Europa – doveva esercitare un fascino duraturo, dando origine a innumerevoli declinazioni letterarie e artistiche fino ai nostri giorni. In effetti, l’unione di Leda e del cigno, animale il cui lungo collo invita a una metafora fallica, è favorevole all’evocazione di varie pratiche amorose. Riflettendo lo spirito dell’epoca così come l’immaginazione erotica dell’artista o del suo mecenate, il tema offre una grande libertà di interpretazione: dall’Antichità in poi, la scena può essere semplicemente suggerita o, al contrario, illustrata in modo molto esplicito, persino crudo, mentre l’eroina, da vittima consenziente, diventa talvolta una pericolosa seduttrice, immagine dei pericoli dell’amore.

Un prezioso accessorio di caccia

La Leda in questione qui non è la più famosa del Museo di Arte e Storia, un ruolo che appartiene senza dubbio alla delicata statuetta d’avorio creata da Jean-Jacques Pradier nel 1851. Precede il capolavoro dello scultore ginevrino di quasi tre secoli ed è scolpito su una fiaschetta di polvere di corno di cervo tedesca del tardo XVI secolo1


Indispensabile per le vecchie armi da fuoco portatili, che venivano caricate attraverso la volata della canna, la fiasca di polvere serve a trasportare la carica esplosiva destinata a spingere il proiettile lontano dall’umidità. Realizzato con una grande varietà di materiali,questo accessorio mostra una grande diversità di forme e decorazioni secondo la moda.

Per i fucili da caccia, solitamente più piccoli e lussuosi di quelli per uso militare, sono particolarmente apprezzate le corna di cervo, selvaggina nobile per eccellenza: la faccia anteriore, generalmente lucidata, ha un aspetto vicino all’avorio, mentre la parte posteriore, spesso lasciata grezza, ha la granulazione naturale del corno. La popolarità di questo materiale, utilizzato in tutta Europa fino alla prima metà del XIX secolo, quando l’invenzione della cartuccia rese obsoleto l’uso delle polveriere, era tale che alcuni pezzi di lusso riproducevano la sua caratteristica forma in metallo [fig. 3]. Tra le decorazioni istoriate, i soggetti di caccia sono naturalmente in primo piano [fig. 4]. Ma anche episodi della storia antica, della Bibbia o della mitologia sono popolari, così come le scene galanti, espressione del motivo tradizionale della caccia come metafora della conquista dell’amore.

La Leda che incendia il mondo…

Poiché queste rappresentazioni sono spesso utilizzate per raffigurare la nudità femminile, non sorprende che la storia di Leda abbia fornito un soggetto popolare. Appare, per esempio, nel medaglione centrale di una fiaschetta da cipria in corno di cervo cesellato del primo Seicento al Louvre2 ; su questo esemplare riccamente decorato nel gusto del manierismo bellifontano, il duo amoroso, spinto da Eros, si diverte tra canne e piante acquatiche che ricordano l’ambientazione fluviale del mito

Il soggetto appare anche su un piccolo gruppo di fiaschette da polvere in corno di mucca appiattite conservate nel Museo di Storia di Berna3 e nel Musée de l’Areuse di Boudry (Neuchâtel)4 [fig. 6]. Contemporanei all’esemplare precedente, ma di tipo più comune, hanno una composizione incisa simile, con alcune variazioni di dettaglio, che tradisce una produzione seriale: punteggiata da tre gruppi di alberi stilizzati, la faccia principale è divisa in due scomparti che mostrano, a destra, la principessa attaccata da un vigoroso uccello e, a sinistra, un uomo d’armi in “moderno” costume civile che viene in suo soccorso.
Questi pezzi seguono uno schema iconografico conosciuto fin dall’Antichità, dove l’eroina, a volte seduta, a volte sdraiata, accoglie il cigno tra le sue cosce. Il pallone di polvere di Ginevra, d’altra parte, offre una composizione verticale, adattata al formato allungato del supporto. La rappresentazione si distingue per la sua schiettezza: qui non c’è alcun panneggio modesto, la nudità è esposta di petto. Leda, in piedi sotto un arco, preme l’uccello contro il suo fianco. Appollaiato su un muretto, allunga il becco verso l’agognata bocca, mentre la sua zampa destra sollevata lascia pochi dubbi sulle sue intenzioni [fig. 7]…

La coppia è protetta da una sorta di baldacchino di piante con uno striscione. L’anno 1586 iscritto su di esso è probabilmente legato a qualche evento importante nella vita del patrono, poiché questi accessori sono spesso personalizzati con una data, uno stemma, delle iniziali o il nome del loro proprietario [vedi fig. 5 b].
Un modello di Heinrich Aldegrever
Da dove ha tratto ispirazione l’autore della decorazione? Seguendo una pratica comune per l’ornamentazione delle armi di qualità, spesso presa da fonti stampate, prese in prestito il suo motivo da un’incisione di Heinrich Aldegrever (1502-1558), un pittore e incisore attivo a Soest in Westfalia. La composizione in questione è la prima di una serie di tredici incisioni a bulino che il maestro tedesco dedicò alle fatiche di Ercole nel 1550. Sebbene il tema del piatto sia l’episodio in cui l’eroe della culla soffoca i due serpenti mandati da Era per ucciderlo, l’attenzione principale è sulla figura di Leda, che, mentre abbraccia il cigno, indica con l’altra mano il dramma in corso5 [fig. 8]. Dal suo modello, l’intagliatore d’avorio prende solo la coppia adultera, la cui interpretazione si distingue per sottili variazioni che accentuano il carattere sensuale della scena: le teste dei due amanti sono più strettamente unite, mentre la gamba tozza dell’animale, sollevata piuttosto che appoggiata sulla coscia della giovane donna – il cui sesso è qui molto chiaramente segnato – assume una forma ancora più esplicita.

Per quanto diversi possano essere per forma, fattura o iconografia, questi pochi esempi di fiaschette da cipria che illustrano la storia di Leda sedotta da Zeus testimoniano la fortuna di questo racconto mitologico, la cui impostazione pittorica si presta particolarmente bene al gioco delle allusioni erotiche. Per inciso, quest’ultimo era un tema metaforicamente appropriato alla funzione – o, nel caso del pezzo di Ginevra, alla forma stessa – di questo accessorio maschile…

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